TOdays, Torino è rock

Scatta venerdì a Spazio 211 un incredibile weekend di grande musica con stelle dell'indie-pop come Ride, Low, Johnny Marr (Smiths), Hozier, Bob Mould (Husker Du) e Jarvis Cocker (Pulp). Un Festival low-budget degno delle grandi piazze europee della musica che è un piccolo miracolo: qualità, gioia e passione a dimensione anche di famiglia

C'è un tizio a Torino, anomalo rockettaro sopravvissuto all'epoca punk con uno stile che gli consente ancora di indossare il chiodo con disinvoltura, per il quale ogni anno – dice lui, salvo poi ripensarci regolarmente, fregato dalla passione – è l'ultimo: l'ultimo in cui, con efficacia e competenza sconosciute a troppi imprenditori in giacca e cravatta, organizza con budget modesti (in rapporto alla qualità del cartellone allestito) eventi musicali di altissimo livello. “Perché questa città non lo merita, non ti aiuta, tutti parlano e poi nessuno fa niente”, gli sfoghi tra una birra e un soundcheck.

Quasi nessuno, in realtà, oltre al direttore artistico/promoter Gianluca Gozzi (così si chiama il tizio in questione, 47 anni e una laurea in ingegneria spaziale). Perché altrimenti non si sarebbe riusciti a metter su prima undici edizioni del Traffic Festival – che partì da Iggy Pop per arrivare a Lou Reed e ai Primal Scream - e quindi, dal 2015, riproporlo col nuovo nome di TOdays. Dagli Interpol ai TV on the Radio, dai Jesus & Mary Chain al regista-musicista John Carpenter, da PJ Harvey a Richard Ashcroft star dei Verve, dagli Echo & the Bunnymen agli Editors fino al cartellone di quest'estate, nel prossimo weekend presso la platea all'aperto di Spazio 211, in quella Barriera che si chiama di Milano ma è cuore popolare di Torino. Si parte venerdì 23 alle 18 con Bob Mould che negli Anni Ottanta fece la storia con Grant Hart (R.I.P.) e l'hardcore degli Husker Du, quindi gli scintillanti yankees Deerhunter, i fantasmagorici inglesi Spiritualized e la clamorosa apparizione dei Ride (ripescati pronti via con i loro chitarroni, tra shoegaze e psycho-folk, dopo l'annullamento del tour europeo da parte dei Beirut). Sabato 24, stesso orario d'inizio a seguire, il soulboy francese Adam Naas, il cantautore/polistrumentista statunitense Tom Fleming col progetto solista One True Pairing, lo straordinario trio slowcore dei Low (made in Duluth, paese natale di Bob Dylan) e l'irlandese Hozier, già ospite a Sanremo. Domenica 25 i giovanissimi australiani Parcels (subito idoli dei Daft Punk), l'indie pop dal Belgio dei Balthazar, il formidabile chitarrista Johnny Marr (ex frontman con Morrissey dei leggendari Smiths, di cui ripropone in concerto alcuni classici da sdilinquimento che ha composto, in testa There is a light that never goes out che ancora oggi fa venire la pelle d'oca) e gran finale con l'istrionico Jarvis Cocker stella dei Nineties con i Pulp.

A questo popò di carnet, con alcune pregiate esibizioni in esclusiva italiana, si integra un continuo programma collaterale di eventi non solo musicali distribuiti su tutta la città (per informazioni complete e prezzi, www.todaysfestival.com) che per un lungo ed effervescente weekend – complici prologhi e appendici sonori nell'area INCET di piazza Teresa Noce, riqualificata in centro polifunzionale - porterà Torino sulla stessa lunghezza d'onda di acclarate capitali della musica; una su tutte, Barcellona, che ogni anno, con il Primavera Sound, trascina in riva al Mediterraneo catalano anche migliaia di italiani. Nota di ulteriore merito – oltre all'encomiabile sforzo di metter su una kermesse “plastic free” (per dire: bicchieri riutilizzabili, no cannucce, acqua gratis per tutti, raccolta differenziata) - gli infiniti mezzi in meno a disposizione rispetto alla concorrenza. Il TOdays, tutto compreso, si fa con 800 mila euro: cachet, produzione, promo, strutture, security, biglietteria, tutto. Altre rassegne, anche vicine di casa, costano circa il doppio. Una jovanottata sulla spiaggia, per dire, due milioni e mezzo. In Europa sotto il milione e mezzo non si combina niente, e con ticket d'ingresso ben più onerosi. Supporto torinese fondamentale è la Fondazione per la Cultura della Città, con il contributo di CRT e San Paolo e, a ruota, di Terna e CNH Industrial Village, più altri sponsor minori quali Nastro Azzurro, Diageo e Clipper. Il resto lo farà, si spera, il pubblico pagante, in un Paese che con il rock di qualità – al netto dei nuovi fenomeni giovanili tipo Salmo, Ultimo, Sfera Ebbasta – ha davvero poco a che fare e guadagnare.

Secondo il succitato Gozzi, come si ricordava, sarà l'ultima edizione, “ma stavolta per davvero”, almeno organizzata da lui. Lui che, per dire, l'anno scorso si è sentito gelare il sangue all'annuncio del forfait dei My Bloody Valentine, istituzione shoegaze, a pochi giorni dall'esibizione, per arruolare a tempo di record un'altra band dal seguito forse ancora maggiore, gli scozzesi Mogwai. Stavolta ha fatto lo stesso, eseguendo in quattro e quattr'otto un upgrade di classe con i riformati Ride in luogo degli americani Beirut. La sede del Festival, il cortilone di Spazio 211, è un omaggio al locale adiacente che da decenni continua, nel suo piccolo, a proporre concerti di assoluto valore per gli appassionati torinesi (e non solo) di rock'n'roll. Ovviamente una creatura targata Gozzi, come lo è stato poi il Blah Blah – altro ritrovo divenuto icona della città sabauda sotto i portici di via Po, cresciuto poi sotto altre gestioni – e come si ripromette di tornare a essere Maison Musique, favolosa location ricca di storia a due passi dal Castello di Rivoli, da poco rinata sotto la sua guida artistica. Il TOdays nello scorso agosto ha richiamato oltre trentamila spettatori paganti, da tutta Italia e pure dall'estero, in un'atmosfera gioiosa e tranquilla, a dimensione anche di famiglia (tanti i bimbi presenti a saltellare). A questo giro gli abbonamenti per i tre giorni sono già bell'e sold out, ma si possono ancora acquistare gli ingressi per le singole giornate (30 euro più prevendita per i concerti a Spazio: meno di 10 euro l'uno). Una sola delle quali vale e anzi supera intere annate di rock in altre città. Che spettacolo, il TOdays. Peccato solo che anche quest'anno sia l'ultimo. E così via.

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