Verso Atletico Madrid-Juventus: tutti i dolori del Cholo Simeone

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Il tecnico alle prese con nuovi acquisti che non si sono inseriti e con infortunati da recuperare: l'infermeria si svuoterà per l'andata ma i giocatori non potranno essere al 100%

TORINO - Dopo sette anni di cura Simeone sarebbe oltremodo naif chiedere all'Atletico Madrid di giocare un calcio vistoso, spettacolare, estetico. Nessun tifoso rojiblanco si sognerebbe mai di farlo. Quello che il popolo colchonero può e, per certi versi, deve esigere dalla propria squadra è non perdere i propri tratti identitari. Quelli che hanno contribuito ai trionfi di un club che si è sempre contraddistinto per carattere e cuore, prima ancora che per la qualità degli interpreti. E, del resto, la presenza e i trionfi di un allenatore viscerale come il Cholo (ieri diventato papà per la quinta volta: è nata Valentina) non possono lasciare dubbi in merito.

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Come si batte l'Atletico Madrid

IRRICONOSCIBILI - Ed è per questa ragione che, nonostante possa sembrare strano, non è affatto paradossale che «la migliore rosa della storia dell'Atletico» stia attraversando una severa crisi d'identità. E non si tratta soltanto delle recenti sconfitte con il Betis e il Real Madrid o dell'eliminazione dalla Copa del Rey rimediata con il Girona. È dall'inizio dell'anno che i materassai sono irriconoscibili. Una situazione che, se uno ci pensa bene, era piuttosto prevedibile. In questo senso, l'errore di fondo è stato quello di aver dato la definizione di «migliore rosa» basando la propria analisi sui parametri che avrebbero utilizzato al Camp Nou o al Bernabéu, dove l'aspetto tecnico dev'essere obbligatoriamente prioritario rispetto a quello agonistico. Gli arrivi di giocolieri come Thomas Lemar (il calciatore più caro della storia del club) e Gelson Martins sarebbero dovuti servire proprio a colmare il gap tecnico con blaugrana e blancos. Così non è stato: e mentre Lemar sta ancora cercando di capire cosa vuole da lui il Cholo, Martins è già stato impacchettato e spedito al Monaco.

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