La Spagna esalta Sensi: paragoni ingombranti

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Conte gli ha dato subito fiducia, prima che a Barella. Mancini lo ha eletto vice-Verratti. E c'è Iniesta sullo sfondo

MILANO - Dopo gli applausi, con tirata d’orecchie, nella nazionale di Roberto Mancini, da oggi Stefano Sensi tornerà alle dipendenze di Antonio Conte. Mancini e Conte sono due allenatori che si stanno rivelando importanti per la carriera del centrocampista marchigiano, adottato fin da ragazzino dalla Romagna. Con De Zerbi nella stagione scorsa Sensi è diventato un titolare fisso del Sassuolo, ma Mancini prima e Conte poi gli hanno fatto fare il salto di qualità. Il primo ci ha creduto, portandolo in nazionale per ricoprire il ruolo di vice-Verratti; il secondo lo ha voluto all’Inter quando tutto faceva credere che finisse al Milan e, da vice-Brozovic, lo ha trasformato in una mezzala tuttocampo che non solo ha impressionato nelle amichevoli estive, ma è stato anche il migliore dei nerazzurri nelle prime due uscite in campionato. Ovviamente i paragoni si sprecano, è un giochino a cui noi italiani non sappiano rinunciare, ma è chiaro che un centrocampista piccolo di statura, ma rapido e dinamico, porti subito alla memoria un certo Iniesta. Chiaro, i due giocatori non sono ancora minimamente accostabili per carriera e palmares, ma è evidente che Sensi con le sue caratteristiche abbia stupito l’intero pianeta Inter, tant’è che finora ha “costretto” Conte a lasciare in panchina Barella, l’acquisto più caro della storia dell’Inter fino a quando ad agosto non è arrivato un certo Lukaku.



Per far intendere come l’impatto di Sensi sia stato notevole, citiamo il tweet di un giornalista spagnolo di Cadena Cope, uno abituato al tiki-taka di gente come Iniesta o Xavi, durante la partita di domenica sera dell’Italia contro la Finlandia: "Che calciatore Sensi, padroneggia tre concetti di base che gli permettono di incidere sempre durante la partita: sa palleggiare, sa giocare con la squadra e sa tirare. La tecnica che ha è da impazzire".

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