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Sinner, rientro in salsa saudita

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Dall’ultimo match giocato e vinto, il 12 luglio a Wimbledon, sono già trascorsi oltre 4 mesi, e diventeranno 5 e mezzo nel giorno del (possibile) ritorno in campo, domenica 27 dicembre

Riyadh val bene una scommessa. Anche due, forse tre. “Per il tennis, questo e altro”, potrebbe aggiungere Jannik Sinner, ormai da troppo tempo a corto delle emozioni e dei sussulti che la vita da tennista porta con sé. Dall’ultimo match giocato e vinto, il 12 luglio a Wimbledon, sono già trascorsi oltre 4 mesi, e diventeranno 5 e mezzo nel giorno del (possibile) ritorno in campo, domenica 27 dicembre per il primo match del Six Kings Slam, opposto ad Alex De Minaur. Esattamente il contrario delle motivazioni che condussero Enrico IV di Francia al tennis (ma allora era il jeu de paume) dopo aver pronunciato la famosissima frase dalla quale mi sono permesso di partire, «Parigi val bene una messa», con cui il principe ugonotto annunciò di aderire al cattolicesimo per poter essere eletto re di Francia. Ottenuto lo scettro il primo atto del suo regno lo vide impugnare una racchetta e lasciare che il popolo lo scoprisse campione di uno sport che nessuno dei suoi sudditi poteva permettersi ma che tutti amavano (forse proprio per le scommesse). “Per il reame, tennis e altro”, avrebbe potuto chiosare Enrico quarto. Ma la sua era una scommessa ormai vinta. Quelle di Sinner, non ancora. E forse conviene partire da qui per comprendere meglio l’ultima sua “non comunicazione”, nel senso che non è stato Jannik a dire o scrivere che sarà di scena a Riyadh, ma l’ha fatto per lui uno degli uomini più ricchi dell’Arabia Saudita, Turki Alalshikh, al secolo Turki Bin Abdul Mohsen Al-Sheick, presidente della GEA, la General Entertainment Authority collegata al governo saudita, ex proprietario della squadra egiziana di calcio dei Pyramids, poi dell’Almeria in Spagna (fino al 2025), e grande amico di Mohammed bin Salman Al Saud, premier saudita e figlio del re Salman bin Abdulaziz. Sarebbe difficile smentire una voce così alta dello sport saudita. Di fatto, è stato lui, Tutu (lo chiamano così gli amici) a pubblicare la “carta Sinner” estratta dal mazzo dei sei partecipanti e guarnirla di un festoso “anche lui sarà con noi”.

La reazione dei tifosi

La notizia, capirete, ha tranquillizzato la vasta pletora dei fans del prossimo numero due (Zverev dovrebbe prendersi lo scettro alla fine di questa settimana, la 95ª del regno sinneriano), ma anche incuriosito, perché in molti – forse tutti – davano per scontato che Sinner  sarebbe ripartito proprio da lì. Chi convinto che l’esibizione di fine anno (era a ottobre, ma in una capitale saudita sotto tiro, ben più di oggi, di droni e missili vaganti) sia il miglior modo per ricominciare, dopo oltre cinque mesi di assenza, perché permette di non rischiare, di poter essere battuto senza troppi rimpianti, di giocare contro ottimi partner, e di riscoprire da subito quegli aspetti del tennis che più gli sono mancati. Altri, invece, e sono la maggioranza, si dicono certi che per un torneo di tre giorni che offre un milione e mezzo di euro per la sola presenza, e sei milioni di euro per la vittoria, sia giusto e opportuno salire sull’aereo anche zoppicando. Le cose non stanno esattamente così, e certo è più esatta l’ipotesi “di minoranza” piuttosto della seconda, anche se di euro in questi mesi Sinner non ne ha certo persi pochi (l’anno scorso, nello stesso periodo, portò a casa non meno di venti milioni di euro). La prima scommessa di Sinner, accettando che Turki irrompesse tra le sue sempre misurate e un po’ sparagnine comunicazioni, è con se stesso: stare finalmente bene per le giornate del Six Kings Slam, aver superato i problemi alla bandelletta ileo-tibiale, aver ripreso per tempo la preparazione e anche un bel po’ di massa muscolare, visto che le ultime note  da parte di chi lo ha visto, lo descrivono come “sin troppo dimagrito”. Se queste condizioni non si dovessero verificare, la “carta Sinner” diventerà quella del suo sostituto, Leander Tien.

La rotta verso l'Australia

La seconda scommessa dà ragione a una parte dei suoi tifosi. Meglio cominciare da un’esibizione non troppo compromettente per tornare ai levels che gli serviranno per affrontare la concorrenza. Da Riyadh è possibile che Jannik si trasferisca in Australia, per giocare almeno un torneo prima dello Slam. Gli anni passati ha accettato di giocare gli Open senza tornei di supporto, stavolta non potrà permetterselo. E chissà se proprio Riyadh, o Melbourne più probabilmente, non coincideranno anche con l’ultima di Cahill nel Team della Volpe. Ieri il sito @the times ha dato per fatto l’accordo con Norman Magnus. Terza e ultima scommessa riguarda Riyadh e la crisi di Hormuz. I Salman, padre e figlio, se ne sono tenuti alla larga, ciò nonostante la capitale saudita è stata ugualmente colpita. Perché il Six Kings Slam vada in scena, dovranno esserci condizioni di estrema sicurezza per tutti.

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