Da una finale all’altra, un anno che se ne va. Senza lasciare macerie, forse. Lorenzo Musetti chiude la stagione più difficile della carriera dove l’aveva cominciata. A gennaio la finale di Hong Kong, sferzante di luci abbaglianti e di adrenalina, annuncio di un Open d’Australia giocato come meglio non poteva fino all’infortunio maligno che lo costrinse prima al ritiro nei quarti, sul 2-0 contro un Djokovic allibito dai prodigi del ragazzo italiano numero cinque della Top Ten, poi a lunghi mesi di rimessaggio. Ora la finale di Lione, che tanti mesti pensieri scaccia dalla mente di Lore. E lui è pronto a giocarsela, per un titolo che gli sfugge ormai dal 2022 e da ben sette finali consecutive.
Onore a Cobolli
Ma nella sintesi del derby di semifinale a Lione, trova spazio e qualche ricompensa anche Flavio Cobolli, che torna a inviare segnali di risveglio dopo le ultime prove giocate da reduce a Pechino e a Shanghai. Due sconfitte al primo impatto che avevano portato molte incertezze e una sensazione generale di “incapacitas ludendi”, se vogliamo dare una vesta antica all’impotenza che colpisce i tennisti, quella di non riuscire a giocare sempre al massimo livello. Cobbo ne esce ancora sconfitto dal derby con Musetti – il primo fu allo US Open di un anno fa e finì con un ritiro – e certo avrà il suo peso, nel quadro d’assieme, l’amicizia che lega i due sin da quando, a dieci anni, giocavano gli stessi tornei, ma è inutile cercare i motivi dello scivolone di ieri negli anfratti più lontani e fragili della psiche del ventiquattrenne di Roma, che ha avuto il gran merito di costruirsi tutte le occasioni che si sono addensate sulle corde della sua racchetta, compresi i quattro match point sul 5-4 del terzo set. Gli onori del ribaltone con cui Musetti ha cambiato i connotati a una sicura sconfitta, rivestendoli dei cenci migliori di una sonante vittoria, vanno tutti all’ex numero 5 Atp (oggi 26°), che nei momenti più palpitanti ha estratto i colpi migliori del suo infinito repertorio. «È sempre difficile, contro un amico», ha provato a spiegare Lore, «ma questo era un match importante e l’abbiamo giocato come meritava. Lui cercava punti che gli dessero la sicurezza di entrare tra gli otto delle Finals, io cercavo di uscire dal tunnel. La verità? Avremmo meritato di vincerlo entrambi…». Di buono c’è che Cobbo qualche prezioso punticino l’ha tirato su, quanto basta a conservare il quinto posto nella Race (potrebbe scavalcarlo oggi Medvedev, battendo Basilashvili nella finale di Almaty) e allungare sul primo degli esclusi, De Minaur, ora distante 760 punti. La strada per le Finals è ancora lunga, mancano Vienna e Parigi Indoor, ma il vantaggio è rassicurante. Così come la ritrovata vena di Cobolli, ieri più attaccante del solito. Ha vinto il primo set con un break nel decimo game (ma aveva avuto due chance anche per il 4-2), il secondo se n’è andato sul break in avvio del toscano, poi ha fatto match pari nel terzo, fino al ribaltone finale, con il break di Lorenzo giunto dopo i 4 match point falliti.
Finale con Fritz
Musetti prova dunque a chiudere la stagione più delicata della sua carriera con una vittoria che gli sfugge ormai da quattro anni. Contro Fritz ha spesso offerto buonissime prove, ed è in vantaggio 4-3 nei testa a testa. «Spero di dormire bene, ne ho bisogno», dice, ripensando alle 3 ore e mezza del quarto di finale contro Van Assche, chiuso alle tre di notte e interrotto addirittura da una telefonata ricevuta dall’antidoping («Posso rispondere?», ha chiesto Muso all’arbitro, «è la telefonata per la reperibilità», dalla quale si evince che i medici non sanno chi sia in campo in quel momento), alle quali si sono aggiunte le due ore e mezzo utili a battere Cobolli. «Fritz è un gran giocatore, uno dei migliori servizi del circuito, e questi sono i campi che predilige. Ma l’ho battuto e posso tornare a batterlo». Si va in campo alle 14,30.