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Apatia Juve, tra rischio fallimento e problema allenatore: tre domande urgenti

Se i dirigenti bianconeri, giustamente, non devono essere troppo influenzati dagli ondivaghi umori del tifo o della critica giornalistica, hanno una responsabilità precisa sul raggiungimento dell’obiettivo

TORINO - La prima domanda è: la Juventus riuscirà a conquistare la qualificazione in Champions League o la perdita del secondo posto è solo l’inizio di un catastrofico scivolamento verso la zona senza Champions? Non sono un allenatore, non posso saperlo, ma sarebbe importante, soprattutto per i tifosi, capire quali sono le sensazioni di Allegri, della società e, perché no, anche dei giocatori sulla prospettiva delle prossime settimane, alla luce dei 7 punti nelle ultime 8 partite.

La Juve e quegli 80/85 milioni

Non che la qualificazione Champions sia l’unica cosa che conti, ma è indubbio che la differenza fra arrivare entro i primi quattro (o cinque, nel caso) posti e non arrivarci si chiama fallimento totale: sportivo, ma soprattutto economico, con conseguenze potenzialmente devastanti sul futuro a medio periodo del club. E se i dirigenti della Juventus, giustamente, non devono essere troppo influenzati dagli ondivaghi umori del tifo o della critica giornalistica, hanno una responsabilità precisa sul raggiungimento dell’obiettivo che vale quegli 80/85 milioni fondamentali per il prossimo bilancio societario.

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Juve apatica: l'obiettivo Champions non basta

La seconda domanda è: per quanto a lungo la Juventus potrà entusiasmare i suoi giocatori e i suoi tifosi puntando principalmente ai soldi della qualificazione Champions? Non sono un allenatore e non posso saperlo, ma posso però affermare che di per sé si tratta di un traguardo piuttosto insipido, soprattutto se ti chiami Juventus. E infatti si registra una certa insoddisfazione, delusa e rumorosa, da parte del popolo juventino e in campo si nota una clamorosa differenza di motivazioni rispetto al primo periodo della stagione, dove l’illusione di duellare con l’Inter animava uno spirito più guerriero.

Oggi la squadra ha dei momenti di apatia, una confusione tattica che ha effetti spaventosi sulla sua efficacia offensiva (il modo con cui Kostic e Chiesa, ieri, si pestavano i piedi era imbarazzante), una distrazione diffusa che ha reso la fase difensiva troppo permeabile; un nervosismo latente porta a follie come quella di Vlahovic.

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