Giulia Aringhieri: «Orgogliosa di noi»

La campionessa azzurra racconta il suo Mondiale in Olanda: quarto posto al debutto, la forza della squadra e la voglia di puntare sempre più in alto

È ancora emozionata Giulia Aringhieri. Si sente dalle sue parole mentre racconta l'esperienza appena conclusasi al Mondiale in Olanda di sitting volley in cui lei e le altre azzurre hanno raggiunto un traguardo storico. Mai, nella storia di questo sport, una squadra al debutto era riuscita a entrare tra le prime quattro. Ma l'Italia ci è riuscita e Giulia racconta tutto il suo orgoglio per questo grande e inaspettato successo. 

Com'è stata l'esperienza ai Mondiali? Raccontaci tutto, fin dalla partenza.

«Siamo partite chiaramente cariche di energie e, allo stesso tempo, con umiltà in quanto si trattava della nostra prima partecipazione al Mondiale. La squadra è nata nel 2015 e quindi ci è venuto naturale entrare in punta di piedi. Il nostro pensiero era “Facciamo quello quello per cui ci siamo preparate, al massimo delle nostre potenzialità. Poi quello che viene, viene”. E invece ogni cosa è stata superiore alle aspettative. Prima di partire abbiamo fatto un ultimo collegiale insieme alla squadra degli Stati Uniti a Milano, nel Centro Federale Pavesi. Con loro, che sono i campioni uscenti di Rio, abbiamo fatto una bella preparazione e ci siamo concentrate per la partenza. Al debutto ci aspettava la partita contro la Cina, campione uscente del Mondiale di 4 anni fa e tra le prime nel ranking. Quindi si può dire una partenza col botto!».

E una volta arrivate in Olanda? 

«Alla prima con la Cina abbiamo perso 3 a 0 però devo dire che, nonostante il risultato, la partenza è stata buona. Loro sono una squadra davvero fantastica e noi abbiamo reagito bene, abbiamo sempre tenuto testa. È stato un buon segnale». 

In competizioni di questo livello l'esperienza conta molto, a volte ha anche un peso maggiore rispetto alla forza della squadra. È stato così?

«Esatto, è assolutamente così. Non posso negare che come squadra siamo inesperte. Nel 2016 c'è stato il torneo di qualificazione olimpica, poi abbiamo partecipato agli Europei, però un mondiale con 16 squadre è veramente un'esperienza nuova: fantastica ma allo stesso tempo non sai bene cosa aspettarti. Ti prepari a tutto e a niente, dici “Vabbè vediamo che succede!”». 

Parlando anche con Michela (Magnani, compagna di squadra di Giulia in nazionale, ndr) la sensazione è stata, nonostante la poca esperienza, quella di un gruppo molto unito. Confermi?

«Sì, siamo un ottimo gruppo, siamo molto unite, abbiamo uno staff eccezionale che ci sostiene, a partire dagli allenatori, dallo staff medico, fino alla Federazione e al CIP, il Comitato Italiano Paralimpico. Il loro sostegno è fondamentale: ci hanno creduto insieme a noi. E infatti la partita dopo, quella contro la Slovenia, abbiamo vinto 3 a 0 e ci siamo dette “Ora è iniziato il nostro Mondiale”. Questa vittoria ci ha dato proprio la carica di cui avevamo bisogno: eravamo veramente entusiaste, abbiamo giocato bene, abbiamo vinto 3 a 0». 

E poi?

«La scia positiva ci ha portato il giorno seguente a vincere contro l'Iran, per arrivare seconde nel girone ed entrare nelle prime 8 e quindi passare ai quarti di finale. È stata un'altra emozione pazzesca. Con l'Iran siamo rimaste concentrate, unite e abbiamo voluto a tutti i costi la vittoria, 3 a 1, data veramente dalla voglia di entrare tra le prime 8 perché sapevamo di potercelo meritare, sapevamo di potercela giocare, di poter vincere. Ci abbiamo messo il cuore in quella partita e quest'unione e questa forza ci ha poi portato a fare bene nei quarti di finale, dove abbiamo incontrato la padrona di casa, l'Olanda. È una squadra dalla grandissima esperienza: il sitting volley è nato proprio in Olanda. Poi vantano molte partecipazioni a livello europeo e mondiale, sono sempre arrivate alle ultime battute delle competizioni. Una tradizione importante insomma. In più avevano dalla loro parte la tifoseria e questo aspetto poteva favorirle, invece mettendoci veramente anima e cuore abbiamo dato tutto e abbiamo vinto 3 a 2».

Una partita combattuta e di conseguenza una vittoria ancora più bella.

«Sì, combattutissima. Poi giocavamo in un ambiente molto particolare, all'interno di in un teatro. Nella seconda fase a Rotterdam, dove sono stati giocati i quarti di finale e le finali, hanno allestito un campo su un palcoscenico di un teatro. Tornando alla vittoria con l'Olanda, è stata grandiosa, ci ha permesso di entrare in semifinale. Per noi l'obiettivo era entrare nelle prime 8, ma entrare nelle prime 4 è stata proprio un'impresa straordinaria che ci ha veramente reso orgogliose».

Quando il cerchio si stringe, restano sempre le squadre più forti e ad aspettarvi c'erano gli Stati Uniti. Com'è andata?

«Gli Stati Uniti erano i favoriti del torneo e poi hanno perso in finale contro la Russia. Contro di loro abbiamo pagato la stanchezza: c'è stato un calo di concentrazione e abbiamo perso 3 a 0.Ci siamo quindi giocate la finale tra terzo e quarto posto di nuovo contro la Cina che aveva mancato la finale. Come ho già detto, è una squadra dall'esperienza straordinaria. Durante la partita ci siamo un po' riscattate dalla gara del giorno prima: abbiamo giocato bene, nel secondo set siamo state addirittura in vantaggio fino all'ultimo ma poi abbiamo perso 3 a 0. Non abbiamo comunque mai smesso di combattere e abbiamo dimostrato che l'Italia è presente, è unita come gruppo anche ad alti livelli tecnici!».

Come debutto decisamente niente male...

«Sì, nessuna squadra debuttante, alla prima partecipazione mondiale, è mai riuscita ad arrivare al quarto posto: è stato un traguardo storico! Quindi per noi non è una vittoria ma di più, nel senso che non potevamo aspettarci di meglio, siamo contentissime: ci sono le tre più forti potenze al mondo e  poi ci siamo».

Un inizio promettente per un futuro ancora migliore. È giusto? 

«Per noi è proprio così: questo è solo l'inizio. Abbiamo lavorato tanto in questi tre anni per arrivare al Mondiale ma il bello arriva adesso. Vogliamo chiaramente mantenere l'alto livello dimostrato ma allo stesso tempo porci anche altri obiettivi e guardare sempre più in alto».

Quali sono i prossimi impegni?

«Il prossimo anno ci saranno di nuovo gli Europei, che danno un altro pass per Tokyo 2020, e forse un torneo di qualificazione in Italia ma ancora non è certo. Quindi il prossimo obiettivo sono gli Europei ma se vogliamo pensare in grande e continuare a lavorare in questo modo il nostro pensiero va verso Tokyo, il nostro sogno. Siamo sicuramente sulla buona strada, dobbiamo continuare così e lavorare insieme. E siamo anche molto contente per aver contribuito a far crescere il movimento del sitting volley».

Oltre al risultato è importante anche il messaggio che avete mandato come nazionale. 

«Esatto. Poi essendo una nazionale così giovane è stato anche più inaspettato. Evidentemente abbiamo lavorato bene e siamo state unite come gruppo. Ci siamo compensate: al calo di una di noi, c'erano le altre a risollevarla, anche perché mantenere un alto livello di gioco per tutte queste partite non è facile».

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