Cristina Guidi e la sua traversata dello Stretto di Messina

Il 21 giugno è stato un giorno importante per la 36enne romana che ha dimostrato grinta e forza di volontà, andando oltre la sclerosi multipla e raggiungendo un traguardo davvero importante

«Le emozioni mi hanno travolta». È così che Cristina Guidi inizia la nostra intervista. La traversata dello Stretto di Messina che l’ha vista protagonista lo scorso 21 giugno è stata un’esperienza che si porterà dietro probabilmente per sempre ma è anche una dimostrazione che, con volontà e impegno, si può fare tutto. «La sclerosi multipla non mi fermerà mai perché io sono più forte», parola di Cristina. 

Ci racconti la sua impresa nella traversata dello stretto di Messina. Che giornata è stata?    

«È stato un turbinio di emozioni che mi hanno travolto. Tutto, in realtà, è iniziato il giorno precedente perché abbiamo il breef durante il quale è data la possibilità a noi partecipanti di conoscerci. Luciano (Vietri, l'organizzatore della traversata, ndi) ci ha dato le varie indicazioni su quello che sarebbe accaduto il giorno seguente e poi siamo stati divisi in gruppetti: ogni persona è abbinata a una barca e a un numero e quando si arriva al traguardo per stoppare il tempo bisogna toccare con i piedi, alzare le mani e dire il proprio numero. Già dalle indicazioni che ci venivano date mi sono salite un po’ di ansia e adrenalina. La partenza era prevista alle 9.30 da Punta Lo Faro, Messina, ma alla fine siamo partiti alle 9.40, per poi arrivare dall’altra parte a Cannitello, Reggio Calabria. Le emozioni, come dicevo, mi hanno travolta. Già qualche giorno prima della gara mi sentivo davvero provata. Ma da un parte è stato anche bello viverla così, con tutta questa emozione. Anche la notte della traversata mi sono svegliata alle quattro di mattina piangendo per la carica che avevo. Il giorno seguente siamo arrivati sul luogo della partenza e ci siamo messi in posizione». 

Ci può descrivere cosa ha provato nell'entrare in contatto con le acque libere e nel realizzare di fare parte di questa manifestazione? 

«All’inizio della gara era adrenalina pura. Fino a metà stretto è stata proprio l’adrenalina che ci ha fatto andare, non ci siamo mai fermati, ci guardavamo noi del gruppo: eravamo tutti e tre, io, Massimiliano e Marco, alla prima esperienza in acque libere. A metà ci siamo fermati ma non tanto per la fatica quanto perché ci volevamo godere il momento, volevamo assaporare fino in fondo quella sensazione e abbiamo realizzato che lo stavamo facendo davvero. Siamo poi ripartiti. Mi sono resa conto che la mia testa andava da sola: bracciata dopo bracciata sentivo di stare bene, di andare avanti spedita e questo mi ha detto molta carica. Mi sono gasata da morire (ride, ndi). A un certo punto però, ero quasi al traguardo finale, un po’ perché vedevo la fine ma non arrivavo un po’ perché effettivamente le correnti erano contrarie, sono andata in difficoltà. Ma mi sono anche resa conto che il mio pensiero in quel momento era rivolto a tante persone: alla mia famiglia, alle persone di AISM, alle persone con SM, a tutti coloro che in questo periodo mi hanno dato la forza per affrontare la traversata. E questo è stato bellissimo. Mi sono commossa davvero».  

E cosa è successo una volta raggiunto il traguardo? 

«A dire la verità molte cose le ho dimenticate. Sono state talmente tante le emozioni che non ero lucida, ho ricevuto una botta emotiva assurda. Rivedendo poi i filmati mi sono ricordata che a un certo punto avevo i crampi alle mani e ho quindi nuotato con il pollice attaccato all’indice. Luciano a fine gara, gli ultimi duecento metri, si è tuffato e ha fatto le ultime bracciate con me, Massimiliano e Marco. Quando ho toccato terra sono scoppiata a piangere. È stato bello. È stato bello avercela fatta, aver portato con me tante persone, è stato bello che io, Massimiliano e Marco siamo stati una squadra che ha funzionato molto bene. Inizialmente ero io quella che trainavo, che stavo davanti, poi però quando avevo bisogno andavano loro. Insomma un gioco di squadra che mi ha insegnato tanto».

Quanti chilometri avete percorso? E con quale tempo?

«Tra i 3,3 e i 3,5 km. Ci abbiamo messo 1 ora, 16 minuti e 43 secondi». 

Oltre che un'esperienza personale, stando a quello che dice, è stata una grande prova di squadra.

«Assolutamente. Massimiliano Granata non è di AISM ma ha la sclerosi multipla e ha voluto fare la traversata per la mia stessa motivazione: per dimostrare a se stesso che poteva farcela. Quando si è iscritto Luciano, che mi conosce bene, lo ha messo in contatto con me e quindi da gennaio abbiamo iniziato a sentirci. Con lui e Marco, l’altro ragazzo che viene in piscina con me, sapevamo già di fare la traversata insieme e infatti siamo andati quattro volte al lago di Castel Gandolfo per nuotare in acqua libere. Siamo tutti abituati a nuotare in piscina e sotto consiglio di Luciano abbiamo deciso di provare: dovevamo sperimentare l’idea di perdere riferimenti, di stare in team. Le prime due volte ci sono state un po’ di difficoltà ma le ultime due siamo riusciti tutti a fare tre chilometri». 

Nonostante siano passati alcuni giorni si sente che in lei c'è ancora molta carica. È esatto? 

«Sì è vero. Poi col passare dei giorni vedo foto e filmati e mi ritornano alla mente tanti momenti, oltre che sensazioni ed emozioni. È stata un’esperienza bellissima anche per quello che avevo intorno. Io amo nuotare, amo il mare. E poter nuotare per tre chilometri in quel mare così bello è qualcosa di impagabile, oltre che una grande soddisfazione. Sono felice anche per quello che ho fatto in riferimento ad AISM: dopo questa esperienza mi stanno arrivando numerose manifestazioni di affetto da parte di persone che non conoscono l’associazione. In più, questa traversata sta avendo molto risalto. Non pensavo potesse accadere una cosa del genere. Mi scrivono persone che hanno la SM ringraziandomi per quello che ho trasmesso». 

Che messaggio vuole mandare a queste persone? 

«Se una persona vuole fare qualcosa, può farlo. A prescindere dalla patologia. Bisogna crederci, bisogna mettersi in gioco. Io poi sono sempre stata molto spericolata: ho fatto paracadute, rafting. Aver fatto la traversata è stata una riprova che sono sempre io, sclerosi multipla o meno. Il segnale è che noi siamo persone a prescindere dalla malattia ma bisogna imparare a conviverci». 

Quindi si può dire che la sclerosi multipla non l'ha cambiata. 

«All’inizio sì. Come tutti. È normale. Ma poi capisci che devi andare avanti, che sei più forte della malattia. Io ovviamente sono sei anni che mi alleno e nuoto: ci vuole tanto lavoro e impegno ma mai fermarsi, un po’ come il motto di SMuoviti. La sclerosi multipla non mi fermerà mai perché io sono più forte». 

Quali sono i suoi obiettivi e impegni futuri? 

«Al momento mi riposo e mi godo l’estate. A settembre però voglio partecipare al Parolimparty. E poi sicuramente mi piacerebbe fare qualcosa sempre in mare, nuotando. Sto cercando di mettere su una squadra di persone che nuotano intorno ad AISM, volontari o persone con la SM, per fare qualcosa insieme. Qualunque cosa sia». 

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