Lotus rinasce con Omega, la Hypercar da 1.000 Cv

Il marchio britannico ora appartiene alla cinese Geely, così come Volvo e il 10% di Mercedes. In arrivo sinergie sulla tecnologia delle batterie, fino ad oltre 400 km di autonomia.

Spiegare al mondo cosa abbia intenzione di costruire il gruppo cinese Geely è complicato. Possiede Volvo, e du8nque punta sul suo nuovo marchio di lusso a zero emissioni Polestar . Poi controlla una quota del 10% di Daimler-Mercedes, e sarà inevitabile un ruolo sempre maggiore del numero uno Li Shufu, 55enne ingegnere e patron dell'intera galassia produttiva e finanziaria Zhejiang Geely Holding Group, con un patrimonio personale stimato vicino ai 10 miliardi di dollari. Modi educati, ma determinati, destinati ad imporsi prima di subito sul gioiello forse più prestigioso della sua collezione, Lotus, per cui ha programmato un investimento di 1.5 miliardi di sterline, ovvero circa 1,7 miliardi di euro. Un rilancio, ma sinergico, quindi soprattutto elettrico.

Far dimenticare, sorpassare Bugatti, Ferrari, Porsche e Aston Martin è possibile giocando però fin da subito una una partita diversa, quella di un marchio che rinasce attorno alla bandiera di una nuova e iconica Hypercar elettrica. Il ricorso a motorizzazioni e elettriche è già oggi un cavallo su cui puntano molti produttori emergenti, andando perfino oltre il solco tracciato da Tesla: e zero emissioni sono una veste presentabile sotto cui nascondere le qualità di accelerazione straordinarie di propulsori a magneti, inevitabilmente meno cari nello sviluppo rispetto ai fratelli a cilindri e pistoni. Il punto casomai, nel progetto Omega, è la maggiore facilità con cui il gruppo Geely avrà accesso alle tecnologie più evolute in termini di fabbricazione e dunque caratteristiche delle batterie.

Vedremo Omega non oltre il 2020, anticipa la testata britannica Autocar, sarà sinergica con le ricerche sugli accumulatori ad alto potenziale che sta sviluppando Polestar e avrà in più la caratteristica peculiare di ogni Lotus, ovvero una leggerezza più alta della media nel corpo vettura, abbinato questa vota ad una trazione integrale con un motore elettrico per ogni asse. Soprattutto, un autonomia superiore ai 400 km, il vero punto di contatto tra una sfida e una scommessa con buone possibilità d'esser vinta.

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