Tesla, Musk da Erdogan in cerca di fondi

Tesla Motors cerca l'aiuto del governo turco: ad oggi resta la più grande compagnia quotata in borsa della storia a non aver mai prodotto utili

ROMA - A caccia di fondi pubblici dopo aver bruciato 10 miliardi di dollari di capitali privati. La parabola di Elon Musk e della sua Tesla Motors si arricchisce di un nuovo capitolo che ha colto chiunque immaginava d'aver trovato in lui un nuovo e visionario Steve Jobs.

Due giorni fa e con molta discrezione, Elon Musk ha ottenuto udienza ed è stato ricevuto presso il complesso presidenziale di Ankara dal presidente turco Erdogan. Un comunicato stampa ufficiale racconta dell'incontro, di come si sia parlato di SpaceX, ovvero il primo operatore privato che offre vettori orbitali per il lancio di satelliti, una idea brillante di Musk. Sul tavolo però, anche l'auto elettrica di Tesla e i suoi guai che potrebbero casualmente essere sanati con l'aiuto del governo turco. Non in amicizia, va detto, ma come ultima spiaggia.

Musk deve aver raccontato quel che Erdogan sicuramente sapeva, che Tesla ha rastrellato negli ultimi 12 mesi la cifra stratosferica di 3,15 miliardi di dollari come aumento di capitale da parte dei suoi soci, ma che non bastano, e rischia e di trovarsi in una crisi di liquidità tale che la lascerebbe soldi in cassa per poco più di nove mesi. La nuova Model 3, nata come promessa di una auto elettrica per tutti, è ferma al palo di 260 pezzi usciti dalle catene di montaggio in un mese, contro le 1.500 previste a settimana, lontani dall'obiettivo dei 20.000 veicoli ogni 30 giorni sbandierato agli azionisti come possibile entro il 2017, e ormai rimandato vagamente al 2018.

Tesla annaspa, la situazione certo potrebbe normalizzarsi e riportare in azienda enormi guadagni, ma ad oggi resta la più grande compagnia quotata in borsa della storia a non aver mai prodotto utili. Nel terzo trimestre di quest'anno ha venduto solo 26.000 vetture tra Model S e Model X, con una crescita del 4,5% rispetto al 2016 , ma che comunque porterà l'azienda non molto oltre il totale di 100.000 auto commercializzate quest'anno. Ovvero briciole se è vero che le azioni di questa azienda valgono sul mercato oltre 50 miliardi di dollari. Tesla non ha più la possibilità di poter chiedere ulteriori prestiti prima che la produzione della Model 3 decolli realmente, e a Musk non resta altro che trattare.

Ultimamente il presidente Erdogan non ha fatto per nulla mistero di avere come priorità una “Turkish car”, cioè una vettura nazionale prodotta nel paese e che non sia figlia di partnership con costruttori stranieri, come attualmente accade con Hyundai, Kia, Toyota, Renault, Nissan, senza contare la presenza storica di Fiat. Erdogan poi pretende l'avvio delle catene di montaggio entro il 2021. Il partner ideale? Una azienda costruita attorno al fascino dell'auto elettrica e in difficoltà. Come conciliare finanziamenti pubblici e stranieri con l'immagine di un futuro affascinante, libero e possibile, questo Elon Musk ancora non lo ha detto.

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