Belotti sempre, Balotelli non più

© Massimiliano Vitez/Ag. Aldo Live

L'editoriale del direttore di Tuttosport dedicato alla nuova Italia di Roberto Mancini

Lunga e complicata è la strada della ricostruzione di un’Italia che non vince una partita da undici mesi. Diventa ancora più irta di ostacoli, se Mancini butta via un tempo giocando in dieci per via dell’impresentabile Balotelli, che s’infortuna pure. Se Chiesa ha svegliato l’Italia, Belotti l’ha sospinta: mai più la Nazionale deve giocare senza il capitano del Toro e senza il gioiello viola. Il pareggio l’hanno costruito loro ed è grazie a loro che Jorginho ha segnato il primo gol azzurro. Jorginho. il cui errore ha propiziato il vantaggio di Zielinski, al terzo gol stagionale all’ottimo Donnarumma (i primi due glieli aveva fatti con il Napoli). Jorginho che ha giocato male perché braccato dai polacchi e mai assistito dall’evanescente Pellegrini. Con Bonaventura, le cose sono andate meglio. Il primo tempo è stato pessimo, farcito di sbagli grossolani nell’impostazione, squarciato dai bagliori di Bernardeschi, rimasti però vani. Sarà anche vero, Mancini dixit, che Balotelli ha bisogno di giocare, avendo egli nelle gambe i soli 76 minuti racimolati con il Nizza, ma non si capisce perché debba essere la Nazionale il suo ricostituente, quando Belotti scoppia di salute. E, al contrario del collega, manifestamente fuori condizione, il granata ha l’argento addosso e non molla mai. Idem per l’imprendibile Chiesa: di nuovo decisivo, come a Wembley contro l’Inghilterra; di nuovo indispensabile. La Polonia non ci batte dall’85 e per poco non ha infranto il tabù. Dopo il disastro del 2017, ci vuol pazienza per rimettere in piedi una Nazionale che lunedì sfiderà il Portogallo campione d’Europa, per fortuna senza Ronaldo. L’importante è seguire le indicazioni del campionato, certamente inflazionato dai troppi stranieri. Ma se gli italiani che sono in forma, partono riserve in Nazionale, son dolori.

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