Torino, ciao tridente

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Salvo sorprese, a Milano i granata torneranno a essere proposti da Mazzarri con il 3-5-2 Zaza in panchina, davanti la coppia Iago-Belotti

TORINO - Mazzarri era stato chiaro, prima della Coppa Italia. Con le parole e pure con i fatti: la sfida contro l'Alto Adige doveva essere un esame da superare a pieni voti. Il Toro, invece, ha scherzato col fuoco. Prima di prendersi una sufficienza di incoraggiamento. Perché, comunque, il 6 non si può negare: i granata dovevano vincere e lo hanno fatto, questo aspetto già basta per registrare il voto sul libretto. Per alzare la media ci sarà il campionato. Un campionato nel quale, il numero sei, sembra essere scritto nel destino. Già, perché c'è un sesto posto da blindare con tutte le forze possibili e immaginabili. Con tutte le forze che il Toro, in parte, deve ancora scoprire: guardandosi dentro. Ci vuole tempo, la Coppa Italia lo ha dimostrato: coloro i quali avrebbero dovuto dare segnali forti a Mazzarri si sono fatti cogliere impreparati. Ancora una volta, su tutti, Soriano e Zaza. Che certo non hanno rubato l'occhio alla scarna cornice del Grande Torino, infreddolito dal clima e anche un po' dal Toro, non esattamente la versione più accattivante vista in questa stagione.

Chi ha giocato meno, fatta eccezione per i promossi Edera, Moretti e Lyanco, non è riuscito a mettere in difficoltà WM. E così, nella marcia di avvicinamento alla sfida di San Siro contro il Milan, si torna alle origini. Il 3-4-1-2 fantasia, quello visto contro il Genoa, dovrebbe essere messo nel ripostiglio. Torna d’attualità, prepotentemente a dire il vero, il 3-5-2, manifesto del calcio mazzarriano nonché abito perfetto per tutte le occasioni.

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