Che paghino i razzisti

© Juventus FC via Getty Images

Juve: ricorso contro la chiusura della curva andando all’attacco della responsabilità oggettiva: «Li possiamo riconoscere»

TORINO - Che paghino i razzisti, non tutta la curva». L’avvocato della Juventus, Luigi Chiappero, spiega il ricorso contro la chiusura della Sud per la partita contro il Genoa (sabato 20 alle ore 18) a causa dei buu razzisti durante la gara con il Napoli, ma soprattutto si scaglia contro l’obsoleto concetto di responsbailità oggettiva che zavorra la giustizia sportiva. I bianconeri condannano con forza il razzismo (e sono impegnati da tempo in una campagna che ha ricevuto lodi dall’Unesco), ma non accettano la disparità di trattamento del giudice che nel loro caso non ha applicato la sospensione condizionale della pena come in altri (il Torino, per esempio, alcuni dei suoi tifosi avevano intonato cori razzisti proprio in occasione della loro partita con il Napoli). E soprattutto lanciano un sasso nello stagno della giustizia sportiva.

Dice Chiappero: «Mentre scrivevo le poche righe a sostegno del ricorso non riuscivo a non pensare alla contraddizione insita nell’atto: mi opponevo ad un’ingiustizia per dar voce ad un gesto solo da condannare. La contraddizione di questo ricorso è che non vi sarebbe ragione per difendere frasi e gesti che nessuno di noi vorrebbe vedere o sentire, ma la sanzione è pur sempre insopportabile per la disparità di trattamento: con un provvedimento che quasi modifica la norma del codice sportivo il giudice, che sempre ha riconosciuto la cosiddetta condizionale alla prima violazione sui cori razzisti é riuscito con una interpretazione creativa a non concederla. E così una ingiustizia processuale legittima una doglianza per un comportamento indifendibile. E’ forse ora di cambiare passo. Non credo che la responsabilità oggettiva per le società per i cori razzisti e territoriali sia un buon metodo per punire ciò che davvero deve essere sanzionato. È ora di punire i singoli autori di comportamenti sbagliati. È ora di applicare la responsabilità individuale, laddove la tecnologia lo consente, come nel caso dell’Allianz Stadium. La colpa di qualcuno diventa la punizione per tutti e tra questi ci sono sicuramente degli innocenti: i tanti che facendo parte di quel settore non hanno cantato. I moderni sistemi ci consentono di individuare chi mal si comporta all’interno dello stadio e si può individuare chi non è gradito nello stadio. E chi non è gradito non entrerà più perché non è Juventus. Che non è di nessuno, ma di tutti, anche di coloro che nel settore che è stato sanzionato risparmiano e si privano di altro per vedere la loro squadra. Ed hanno il sacrosanto diritto di vederla. Chi non ha colpa, non deve più pagare».

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