Alla scoperta di Ronaldo: Dolores, la mamma coraggio di Madeira

A Santo Antonio, dove ha cresciuto Cristiano con le sorelle e il fratello: «Ha affrontato molti dolori e ha fatto molti sacrifici, ma è stata più forte di tutto. Dio l’ha ricompensata»

INVIATO A FUNCHAL (MADEIRA) - La prima casa di Cristiano, nel Barrio di Quinta Falcao, quartiere popolare di Santo Antonio, non c’è più. Al suo posto hanno costruito un parcheggio. Poco più in là, incontri l’unico spiazzo dove i ragazzi possano giocare a pallone. Un fazzoletto spelacchiato, il solo che non sia in pendenza, circondato com’è da salite e discese a rotta di collo. Non fai fatica a immaginare dove Cristiano abbia affinato le doti di palleggio, cercando di evitare che il pallone venisse inghiottito dalle pendenze circostanti. Santo Antonio, 355 metri sul livello del mare, è il più popoloso quartiere di Funchal. Dal belvedere di Pico dos Barcelos, la vista sulla baia e sulla città cattura lo sguardo. Ogni anno, il 13 giugno, a Santo Antonio si tengono le marce popolari in onore del Santo. Oggi, Dolores Dos Santos Aveiro non abita più qui. La nuova casa è nel quartiere residenziale di San Gonçalo. Il civico è il 7, ovviamente. Cristiano l’ha comprata dopo il primo rinnovo di contratto con il Manchester United: aveva promesso alla madre che l’avrebbe fatto, è stato di parola. Da Sao Gonçalo il panorama è spettacoloso: arrivi al belvedere di Pináculo o das Neves, 283 metri sul livello del mare e capisci perché questa sia un’isola baciata dagli dei. Turisti inglesi, tedeschi, francesi affollano il Palheiro Golf. E’ stato inaugurato venticinque anni fa, tecnicamente il percorso è molto impegnativo, ma quelle diciotto buche schiudono orizzonti mozzafiato.

LA T-SHIRT DI TUTTOSPORT - Eppure, devi salire quassù, a Santo Antonio, per capire chi sia e che cosa abbia fatto Dolores. Sotto gli alberi, Josè, un simpatico signore sulla settantina, cerca riparo dal sole. È incuriosito dalla t-shirt che Tuttosport ha dedicato a Cristiano al suo arrivo a Torino. C’è scritto bem-vindo. Josè mi guarda e fa: «Bem-vindo a Madeira». Dice di conoscere bene la storia di Dolores. Motteggia: «Sarà perché sono sempre stato abituato a non farmi i fatti miei». Gli leggo il passo dell’autobiografia di Mamma CR7 che lei ha intitolato «Mae coragem», madre coraggio. Ne ha ben donde, lei che ha anche vinto un tumore al seno, come se non fosse bastato tutto il resto. «Quando ho scoperto di essere incinta di Cristiano mi sono rivolta a un dottore per l’interruzione di gravidanza, ma lui si è rifiutato. Avevo 30 anni e tre figli, non mi sembrava il caso di allargare la famiglia visto che economicamente non ce la passavamo bene. Mi dissero allora di bere birra calda e correre tanto, ma niente. Allora pensai: se la volontà di Dio è che questo bambino nasca, così sia».

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