«Troppo Ronaldo sui giornali», l'insofferenza di invidiosi e snob

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La critica più snob attacca i giornali sportivi perché dedicano troppo spazio a CR7 (ma poi lo cavalcano pure loro)

 


TORINO - E’ molto in voga, negli ultimi tempi, criticare il modo con cui i quotidiani sportivi italiani raccontano Cristiano Ronaldo: troppo esaltati da CR7 ed esaltanti il suo personaggio. L’ultima lezione arriva dal sito del “Sole 24Ore” ed è firmata da Francesco Prisco, che scomoda Montezuma e Star Wars per paragonarci, noi che raccontiamo Ronaldo giorno per giorno, ai poveri Maya davanti ai feroci conquistadores o ai teneri Ewok davanti a C-3PO (che, caro Francesco, non è un robottino, ma un droide e da cultore di Guerre Stellari, non posso proprio perdonarti). Insomma, troppi proni davanti alla divinità, eccessivi nelle iperboli e tendenti al panegirico: esagerazioni nelle quali cadremmo noi italiani poiché «disabituati a vedere fuoriclasse assoluti».
Ebbene, la frequentazione della Spagna e la lettura dei quotidiani sportivi spagnoli dell’ultima decade avrebbe dato una prospettiva diversa al collega economico, perché l’esaltazione di Cristiano Ronaldo ha avuto le stesse tonalità e la medesima enfasi a Madrid e dintorni. Cito, a memoria, una prima pagina (più due interne) di Marca, alla vigilia di una sfida fra Real e Juventus nel 2013: CR7 era paragonato a niente di meno che a Napoleone, con tanto di bandierine infilzate sulla cartina dell’Europa, una per ogni città e squadra contro la quale aveva segnato. La celebrazione del campione portoghese, insomma, non è un’invenzione italiana, ma è il modo con cui viene raccontato dalla stampa specializzata da un po’ di tempo a questa parte (e gli spagnoli non sono esattamente «disabituati a vedere fuoriclasse», considerato che continuano a godersi Messi, le cui gesta vengono narrate in modo analogo).
Questo proprio perché, come ammette lo stesso Prisco, Cristiano Ronaldo è «il più grande campione di calcio della sua generazione, uno dei migliori di sempre, giocatore della stessa razza dei vari Pelè, Maradona, Di Stefano, Valentino Mazzola, Cruijff». Ecco perché non va «salvato dalla retorica», come siamo invitati a fare, ma va raccontato in quanto fenomeno di cui si continuerà a parlare fra molti anni, rileggendo imprese difficilissime da eguagliare. Nessun aggettivo è sprecato, soprattutto se si è d’accordo a inserirlo insieme a quel gruppo di giocatori.
E lo spazio esagerato? L’attenzione maniacale anche a dettagli insignificanti? Si tratta di scelte giornalistiche, ognuno fa le sue sia sulla carta che sul web. Vale la pena ricordare che, a sessanta giorni dall’inizio della trattativa, le notizie con il nome Ronaldo nel titolo sono ancora le più lette e le più cercate su Internet, probabilmente perché la curiosità degli appassionati è ancora molta e l’effetto novità la amplifica ulteriormente. E chi fa il nostro mestiere sa cosa significa tutto questo.
Quanto all’esaltazione delle prestazioni sportive di CR7, vale la pena ricordare che l’impatto mediatico avuto dal primo gol di Ronaldo in amichevole è perché questo è avvenuto a Villar Perosa e non a Vinovo, come scrive Prisco (e c’è una bella differenza, soprattutto sul giornale di Confindustria, che dovrebbe conoscere la storia degli Agnelli). Quello è, infatti, un evento di grande importanza emotiva per la storia del club e della famiglia che lo possiede, avendo battezzato in passato Platini, Baggio, Del Piero e tanti altri simboli bianconeri. Inoltre, il racconto riguardava soprattutto l’isteria collettiva registrata in Val Chisone, più che la mera prestazione calcistica. Chi era a Villar quel pomeriggio ha assistito a qualcosa più simile alla beatlesmania degli Anni 60 che al tifo calcistico, vista la trasversalità sociale della passione per il portoghese. E’ un’operazione un po’ superficiale e un po’ sleale gettare in pasto al proprio lettore un titolo di una prima pagina altrui senza approfondirne la genesi, soprattutto se è chiarita nelle pagine interne. E, a proposito di Chievo-Juventus, la prestazione di Ronaldo è stata determinante anche senza una sua rete, perché nel calcio non c’è bisogno di entrare nel tabellino dei marcatori per aiutare in modo decisivo la propria squadra. Fatto chiaro a chi, sabato 18 agosto era al Bentegodi e ha visto con attenzione tutta la partita. 
In definitiva, Cristiano Ronaldo non va salvato dalla retorica che lo esalta e forse non va salvato proprio da niente, nemmeno dall’atteggiamento fighettamente snobistico di chi non riesce mai a riconoscere ed esaltare come merita un vincente. E questo sì che è un difetto tipicamente italiano, come aveva capito Enzo Ferrari quando disse: «In Italia ti perdonano tutto, tranne il successo».

 

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