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Inter, lo sfogo di Ausilio e la programmazione della Juventus

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Le pesanti dichiarazioni del dirigente nerazzurro hanno fatto discutere tanti tifosi: gruppo spaccato, scelte già sbagliate in partenza e gli elogi a Conte e Allegri

TORINO - Lo sfogo “privato” di Piero Ausilio, che durante un corso universitario ha sparato a zero su squadra e società, ha spifferato strategie di mercato e movimentato un ambiente che per l’ennesima stagione ha faticato a trovare una propria identità. Si è parlato di assenza di gruppo (ma non ha contribuito anche lui a costruirlo?), di programmazioni andate a male prima ancora di vederle all’opera e di allenatori presi e non voluti. Controsensi che il calcio e lo sport in generale non dovrebbero mai abbracciare. «Siamo andati su un tecnico che non conosceva la Serie A (De Boer, ndr) e anche chi non aveva immaginazione poteva capire che saremmo partiti in ritardo rispetto agli altri». Praticamente un flop annunciato. E allora, perché prenderlo? Chi è che sceglie? Dov’è la strategia? Sorvolando sull’opinabile adeguatezza di dichiarazioni del genere da parte di uno dei massimi dirigenti della società (è bene dirle in pubblico?), ci si è espressi per la millesima volta – dai tempi di Mourinho – su un argomento tornato attuale dopo l’esonero di Pioli, l’ultimo capro espiatorio: l’ormai classico casting dell’allenatore. «Conte? Stiamo pensando a tecnici con quelle caratteristiche, però poi vai a vedere e tutti i top sono al Chelsea, al Tottenham, all’Atletico Madrid e alla Juve». Riferimenti e parabole mica troppo velati che ad alcuni tifosi dell’Inter sono suonati come un elogio a quanto di buono fatto dal club di Agnelli in questi sei anni. Conte e Allegri, fenomeni, lo sono diventati – dati e statistiche alla mano – in bianconero. Altra questione, sempre rilanciata da Ausilio: «La Juve è fortissima, solida, ha giocatori di grande personalità, è ben strutturata. Ma bisogna vedere quando perderà quei 4 o 5 giocatori che le hanno dato la struttura, la personalità e la mentalità che oggi non trovi nel calciomercato». Parte della spina dorsale contiana poggiava su Pirlo, Vidal e Pogba. Sono andati via dopo aver vinto, la piazza ha offerto tante altre opportunità che sono state prontamente colte e la Juventus oggi continua a guardare tutti dall’alto. Fare autocritica, ma nel contempo rimboccarsi le maniche e lavorare a testa bassa non guardando in casa degli altri. Forse è questa la grande differenza.

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