Vai Mancini, ct contro i dinosauri

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L'editoriale del Direttore di Tuttosport

Fra le molte cose di cui dovremo essere grati a Giovanni Ma-lagò e a Roberto Fabbricini in questa gestione commissariale della Federcalcio, che dovrebbe durare per anni e non per sei mesi, c’è la scelta del nuovo ct della Nazionale. Centottantré giorni sono trascorsi dal disastro del 13 novembre, a San Siro, dove l’Italia di Tavecchio e Ventura, è stata sbattuta fuori dalla corsa al mondiale che, per la prima volta in sessant’anni, non vedrà gli azzurri in lizza nella sua fase finale. Dopo l’interim che Di Biagio ha retto con passione e professionalità, la nomina di Roberto Mancini ha individuato l’uomo giusto al momento giusto, bruciando i Dinosauri della Restaurazione che, ammesso si compia in estate, non potranno fare danni almeno nel Club Italia. La cui guida è affidata al signore di Jesi. Questi, per coronare il suo sogno, ha rinunciato a 13 milioni di euro netti in due anni, accettando la più drastica riduzione d’ingaggio a memoria di conto in banca di un allenatore. Non bastassero le referenze tecniche sul conto di Mancini che ha vinto in Italia, in Inghilterra e in Turchia, conta eccome l’addio alla lucrosa sistemazione Zenit per «riportare l’Italia sul tetto del mondo». Mancini non è un dogmatico del modulo. Non si picca di avere inventato il calcio. Non manda allo sbaraglio i giocatori. Non accusa complessi di inferiorità. Possiede autorevolezza e autorità. Non accetterà mai le interferenze dei Dinosauri del pallone che, invece, già sei mesi fa, avrebbero dovuto chiedere asilo politico. In Svezia.

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