Juve, dal no di Di Natale al colpo Ronaldo: il capolavoro di Marotta

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Un lavoro dirigenziale straordinario realizzato mettendo un mattone per volta

TORINO - Negli ultimi giorni di agosto del 2010, Beppe Marotta era da poco amministratore delegato della Juventus e incassava il no di Antonio Di Natale, attaccante dell’Udinese, scettico di fronte all’idea di sposare il nascente progetto juventino disegnato da Andrea Agnelli e la sua squadra di dirigenti. Otto estati (e 7 scudetti, 4 Coppe Italia e 2 finali di Champions) dopo, Beppe Marotta ha sostanzialmente ricevuto l’autocandidatura di Cristiano Ronaldo. Neppure una sceneggiatura hollywoodiana poteva arrivare a tanto nel raccontare l’epopea di una società che passo dopo passo è rinata dalle ceneri del dopo Calciopoli per risalire in cima al mondo.

Da Di Natale a Ronaldo è una vertiginosa scalata, un capolavoro dirigenziale che la visione di Andrea Agnelli, le capacità di Beppe Marotta e la sagacia di Fabio Paratici e la sua squadra hanno realizzato mettendo un mattone per volta. Ogni campagna acquisti è stata studiata per far lievitare il livello della squadra, ogni mossa è stata pensata per la crescita della società in generale, cercando di aumentarne l’appeal commerciale e allargando i ricavi. E’ l’ultimo gradino? No. Il prossimo obiettivo di Marotta è quello di una stabilità economica di alto livello che permetta di pagare normalmente ingaggi da 10 milioni di euro, che rappresentano lo standard dei grandissimi club. In questo modo i campioni si potrebbero non solo comprare, ma anche trattenere.

Juve, dal no di Di Natale al colpo Ronaldo: il capolavoro di Marotta

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