Federcalcio, non aprite quella porta a Lotito

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L'editoriale del direttore di Tuttosport

TORINO - Non voteremmo Claudio Lotito nemmeno per amministrare un condominio, figurarsi per il vertice della Figc. E non perché non sia in grado di assolvere entrambi i compiti, ma solo per il livello (scadente) verso cui trascinerebbe sia il condominio che la Federazione. Semplicemente ce ne vergogneremmo. Una sera a cena con il presidente della Lazio, in un ristorante romano, mentre rispondeva a tante persone con i suoi innumerevoli cellulari, infischiandosene di chi era a tavola con lui, mi sono sentito dire: «Ricordati direttore che chi mi fa del male poi o muore o fa una brutta fine. E’ solo un dato statistico eh, mica una minaccia che non mi sognerei mai di fare a nessuno». Rassicuriamo tutti, davvero non era una minaccia, solo tracotanza, volgarità, maleducazione. Espressione di tale pochezza culturale da trasmettere tanto sconforto, da non meritare né una risposta né un ammiccamento, ma il desiderio di andare via, quello sì, lontano da un figuro del genere. Questo è Claudio Lotito. Spesso descritto e raccontato in maniera troppo folcloristica. Ora uno così vorrebbe candidarsi alla presidenza della Federcalcio. Attenzione, non alla guida della Lega di Serie A dove, bene o male, i presidenti possono fare ciò che vogliono. No, Lotito vorrebbe mettersi a capo del nostro più importante movimento sportivo all’interno del Coni.

LOTITO: «HO 12 CLUB DALLA MIA PARTE»

Come se fino a ieri lui non avesse partecipato, da protagonista, al più grande disastro della storia del nostro calcio: l’eliminazione dai Mondiali che non si verificava da 60 anni. Ma possibile che qualcuno abbia già dimenticato che cosa sia stato Lotito in tutti questi anni? Chi c’era dietro Tavecchio? Chi si batteva su ogni fronte per questa governance? Chi balzava dagli uffici della Lega a Milano ai tavoli di via Allegri a Roma? Sempre lui. E adesso? Che cosa vorrebbe farci intendere il signor Lotito: che le colpe sono di altri? Che lui non c’entra niente? Insomma, riecco il Lotito camaleonte pronto a convincere gli indecisi o i contrari. E sapete con quali metodi? Sempre gli stessi. Accontentare un po’ tutti. Piccoli favori. Utili per dare una boccata d’ossigeno a questo o una mano a quell’altro e soprattutto a se stesso. Mezzucci. Gli stessi che hanno portato il calcio a questo disastro. Sarebbe ora, invece, di voltare pagina definitivamente, di lasciarsi alle spalle certi metodi e soprattutto certi personaggi. Se è necessario il commissario, ben venga il commissario, ma Malagò intervenga una volta per tutte su una vicenda che ha ormai superato anche l’ultima barriera del ridicolo. C’è bisogno di una visione strategica di ampio respiro, non di «A Fra’ che te serve...»

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