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Con Roberta Amadeo, in handbike... e non solo

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Dopo il successo della 1^ tappa del Giro d'Italia di Handbike, la campionessa si prepara per un nuovo incredibile viaggio, questa volta a bordo di un catamarano

Ha deciso di provare l'ebrezza di solcare il mare a bordo di un catamarano privo di barriere architettoniche: è questo il nuovo viaggio di Roberta Amadeo, campionessa di handbike reduce di una maglia rosa nella 1^ tappa del Giro d'Italia. Il progetto WOW – Wheels on Wave partirà a breve e nel mentre Roberta si racconta tra le emozioni del recente successo e nuove avventure.

La prima tappa del Giro d'Italia di Handbike (Abano Terme /Montegrotto Terme) è andata, e le è anche valsa la maglia rosa. Quali sono state le sue impressioni sulla gara?

«Ottime, direi. Ottimo il percorso, un po' tecnico, come piace a me, quindi mi sono assolutamente divertita. Poi stavo particolarmente bene e ho reso più del previsto dal punto di vista personale, ma non solo: anche nella competizione. Sono riuscita a superare qualcuno di categoria superiore che di solito mi batte anche (ride, ndi)».

Come hanno accolto questa competizione le due città venete?

«Un'accoglienza bellissima con un pubblico folto su tutto il percorso. Siamo in tanti, e avendo categorie diverse tra quelle più veloci e quelle più lente, durante la gara ci spalmiamo lungo il percorso e gli spettatori si divertono perché non hanno mai momenti di vuoto. C'erano tantissimi bambini che facevano il tifo e mi sono divertita a ringraziarli durante il giro e anche alla fine, un momento davvero bello».

Che tipo di allenamento svolge? Come lo gestisce?

«È un allenamento specifico, un tipo di allenamento che deve tener conto del fatto che noi con SM abbiamo condizioni altalenanti ed energie che si affievoliscono nel corso dell'attività sportiva. Io ho la bici in garage, e quando p già sulla rampa, che è in salita, mi accorgo se è una giornata che può rendere oppure no. E poi non faccio allenamenti troppo lunghi e dispendiosi: cerco di fare una trentina di chilometri ben fatti e poi torno in scioltezza e in defaticamento, senza caricare troppo. La mia strategia è proprio questa: allenamento tutti i giorni, però con delle intensità ridotte».

Una strategia per il corpo ma anche per la testa.

«Certo, fa parte delle strategie per gestire la stanchezza e l'affaticabilità. Io sono partita da 2 km, poi 4 e così via, per arrivare a 30. Un po' come in vasca. Nella preparazione ho anche la piscina, e chiaramente quando ho iniziato sono partita con due vasche e poi mi fermavo. Adesso arrivo a farne, con qualche stop di una trentina di secondi, anche 80.  È un percorso da affrontare in maniera graduale, perché la frustrazione è dietro l'angolo, e con motivazione. La motivazione è il doping della vita».

Lo sport ha un ruolo centrale nella sua vita, è un'atleta ma anche un architetto. Come riesce a gestire entrambe le attività?

«Diciamo che da libera professionista posso gestire bene gli orari. D'inverno faccio palestra, piscina e bicicletta, se fa troppo freddo resto a casa e metto la bici sui rulli. D'estate riesco a sfruttare le ore serali o la prima mattina e, se non fa troppo caldo, la pausa pranzo. Mi piace molto sfruttare le ore centrali perché così spezzo l'orario lavorativo facendo qualcosa che mi piace e mi diverte. Nella vita, ahimè, siamo necessariamente obbligati a fare cose che non ci piace fare, e va bene, ma sta a noi dare il giusto spazio a ciò che amiamo».

Il suo rapporto con AISM è più di una semplice collaborazione e dura da molti anni.

«Il mio rapporto con AISM si è stretto da subito. Già nel momento in cui ho avuto la diagnosi ho scelto di provare a capire da che verso prenderla e come affrontare le difficoltà, anche nella quotidianità: nel lavoro, nella garanzia di avere i farmaci, nel diritto alle cure. Ma è chiaro che da soli non si arriva molto lontano, anzi. Per me era fondamentale che persone come me potessero accorciare i tempi tra i sintomi e la diagnosi. Con AISM ho imparato a ragionare come parte della collettività, parte di un tutto, a non pensare solo al “mio orticello”. Così una volta che mi sono laureata mi sono messa seriamente a dare il mio contributo per provare a cambiare la mia realtà e quella di tante altre persone come me».

È stata anche presidentessa per più mandati. Quali sono state le soddisfazioni più grandi in questi anni?

«Sicuramente quella di conoscere tante persone durante gli incontri e durante i viaggi. E soprattutto quella di poter portare davanti alle istituzioni le storie di ciascuno attraverso le istanze, dalle più semplici a quelle che riguardano diritti fondamentali».

In cantiere cè un nuovo progetto, il progetto WOW. Di cosa si tratta?

«Il progetto WOW – Wheels on Waves è nato insieme ad Andrea Stella, che ha fondato lo Spirito di Stella, un'associazione che ruota attorno al primo catamarano privo di barriere architettoniche. Andrea promuove lezioni, progetti e traversate in mare aperte a tutti.
A Wheels on Waves parteciperò anche io insieme alle tante persone con SM che vorranno provare l’emozione di cavalcare le onde. Partirà il prossimo 28 aprile da Lignano e fino a ottobre toccheranno 14 città italiane».

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