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Riccardo Mechi, il Mongon Rally e AISM

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Diciottomila chilometri a bordo di una Ford Fiesta del 1984 per il viaggio della vita al fianco delle persone con SM

Diciottomila chilometri: da Firenze a Ulan-Udè (Russia) dopo essere passato per Ulan Bator, capitale della Mongolia. Un itinerario al limite della follia. Ma di folle c’è ben poco nella mente di Riccardo Mechi - architetto fiorentino che vive e lavora a Londra - che aspetta con ansia il 14 luglio, data fissata per la partenza del suo “viaggio della vita”, il Mongol Rally. Riccardo percorrerà quei diciottomila chilometri a bordo di una Ford Fiesta del 1984 ricordando che «lo scopo principale di questa manifestazione è la beneficenza. E io correrò per AISM perché merita di essere conosciuta in tutto il mondo».  

 

Il Mongol Rally è una realtà poco conosciuta in Italia, ci racconta di cosa si tratta?

«Gli organizzatori la definiscono “la più grande avventura al mondo”. È viaggio che ti porta dall’Europa fino alla Mongolia con determinate regole: si deve usare una macchina molto vecchia, con un motore piccolo e lo scopo principale di questa manifestazione è la beneficenza. Si raccolgono dei fondi da devolvere ad associazioni, una stabilita dall’organizzazione - Cool Heart che si prodiga per salvare le foreste tropicali e amazzoniche - e l’altra scelta dai partecipanti. Io corro il Mongol Rally per AISM che quest’anno festeggia il cinquantesimo anno di attività. L’idea è quella di portare una macchina vecchia con i suoi problemi e gli acciacchi dell’età fino in Mongolia anche per stimolare l’opinione pubblica su quanto sia importante investire sulla ricerca per la sclerosi multipla».

 

Partecipa soprattutto per fini nobili, ma sarà anche uno di quei viaggi che non si dimenticano.

«Ancora non so se lascerò il lavoro a Londra, se mi licenzieranno o se mi daranno l’aspettativa (ride, ndi). Comunque in ogni caso sono libero da ogni problema, ho deciso di fare il viaggio e lo farò. Sono un architetto e dopo aver lavorato a Londra per molti anni ho deciso di fare quello che possiamo definire “il viaggio della vita”». 

 

Lago Aral, Porta dell’Inferno, Cappadocia e tanto altro ancora. Cosa si aspetta di trovare nei tantissimi luoghi che incontrerà?

«La Porta dell’Inferno (Turkmenistan, ndi) sarebbe il posto clou dell’intero viaggio. Visitare questo mega cratere che brucia da sessant’anni e che brucerà ancora per chissà quanto sarebbe meraviglioso, ma devo essere sincero non so se riuscirò ad andarci perché sta diventando un po’ problematico prendere tutti i visti e i permessi di transito. Comunque ci saranno tanti altri posti bellissimi da visitare: da Samarcanda, alla Turchia del Sud, poi ancora la Cappadocia, per non parlare di tutte le città: Vienna, Bucarest, Belgrado, Sarajevo, Mostar e tante altre ancora».

 

Perché ha scelto AISM?

«Ho scelto AISM perché ho una cugina che è affetta da SM e la sua famiglia negli ultimi anni si è interessata moltissimo alle sue attività. Alla ricerca di un’associazione a cui poter devolvere gli introiti di questo rally ho pensato subito ad AISM perché merita di essere conosciuta in tutto il mondo».

 

Quanto è importante parlarne e portarla in giro per il mondo?

«Tantissimo, anche perché vivendo a Londra mi sono accorto che si sente parlare troppo poco di SM. Senza strumenti di controllo o centri come AISM la SM può diventare un problema. Di sclerosi multipla se ne parla troppo poco e quindi andrò in giro per il mondo con un grande adesivo celebrativo del cinquantesimo anniversario di questa Associazione spiegando cos’è e cosa fa».