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Indimenticabili: i cinquantini a ruota bassa!

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Avevano misure "mini" e ispiravano simpatia ma in realtà non erano proprio così docili. Ecco una carrellata di "zanzare" in formato ridotto che non passavano

Dalla seconda metà degli anni ’60, in maniera abbastanza rapida, appaiono in catalogo dei nuovi ciclomotori con le ruote piccole, spesso equipaggiati con gli agguerriti propulsori in versione “Export” dalle brillanti prestazioni. La loro sarà una stagione relativamente breve, ma ricca di modelli.

LA MODA DELLE MOTO IN VERSIONE MIGNON è stata importata dagli States, dove mezzi di questo genere vengono inizialmente visti nei padock, per gli spostamenti all’interno dei circuiti. Uno dei modelli più diffusi, pensato per svolgere al meglio il proprio compito senza eccessi, ed estremamente parco nei consumi, è sicuramente stato il Minibike della Benelli. Nello stesso periodo molti altri modelli - generalmente definiti mini - apparvero sul mercato, perlopiù motorizzati con propulsori a quattro marce, ma in seguito anche con cinque.

OVVIAMENTE furono proposte anche molte versioni meno estreme, sovente in conformazione monomarcia, che oltre ad avere un aspetto simpatico erano anche stati sviluppati con precisi obbiettivi, come l’essere trasportabili nel baule di un’auto. Tra i più famosi c’è sicuramente l’Italjet Kit-Kat, o il Pak 2, quest’ultimo esposto anche al museo d’arte moderna di New York.

IL MINIBAT DELLA GARELLI, si può sicuramente definire un ottimo prodotto, seppure a livello di linea apparisse meno moderno rispetto a molti esemplari della concorrenza. Il Moto Guzzi Magnum era un piccolo “tubone” a ruote basse con motore a cinque marce e termica radiale. Il Mini Competizione di Malanca, invece, disponeva di una linea molto aggressiva, con ruote da 12”, carburatore da 20 mm e marmitta a camera di espansione.

C’È DA DIRE CHE LE VELOCITÀ DICHIARATE ERANO SPESSO OTTIMISTICHE, ma in ogni caso la velocità massima raggiungibile da alcuni di questi mezzi era più che doppia rispetto ai 40 km/h previsti dal Codice. Per avere un prodotto ancora più esclusivo, la Fantic Motor, sul suo Super Roket del 1972 installò l’allora più evoluta versione del Minarelli P4 , denominata SP, che con un carburatore Dell’Orto SHB 19/19 dichiarava quasi 7 CV a 8.800 giri/min.

TRA LE PRIME AZIENDE a credere in questo segmento ci fu anche la Italjet di Leopoldo Tartarini, il cui Go-Go fu sicuramente tra i più apprezzati e originali. Telaio a doppia culla per il Rocket della C.F., mentre l’originalissimo Oscar Can-Am interpreta la sua struttura in modo alquanto personale. Infine, tra i più conosciuti e sicuramente tra i più ricordati – e non certo per la sua sobrietà – c’è l’America Junior della Giulietta Peripoli che, come segnala il nome, nonostante le dimensioni mignon, si rifà alle opulente cavalcature yankee.