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Piccolo Torino, grande Atalanta: Mazzarri perde, Gasperini è 6°

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© Getty Images
I bergamaschi giocano molto meglio, vincono 2-1 (gol di Freuler, Ljajic e Gosens nella ripresa) e sorpassano il Milan. Granata senza nerbo: altro che rimontona per l’Europa!

BERGAMO - Perdono tutte: anche la Samp, dopo la Fiorentina e il Milan, ieri. E vince solo l’Atalanta, con ampio merito, ben oltre il 2 a 1 con cui ha liquidato il Toro (tutti i gol nella ripresa: Freuler, Ljajic e Gosens, 8’, 11’ e 19’). La caccia all’Europa League, di conseguenza, subisce un mezzo terremoto, dietro all’Inter. Vola al sesto posto la squadra di Gasperini, al solito solida e frizzante, ben messa tatticamente, fresca atleticamente e affamata come pochi: con tanti saluti al Milan, scavalcato. Mentre resta nel limbo il Toro, surclassato e ormai senza obiettivi. Altro che una rimonta clamorosa, cominciando proprio da qui... Un mezzo disastro. Un’abulia sportiva. E una condanna, davanti a una formazione, quella nerazzurra, che continua a rappresentare da anni una delle sorprese più belle, in Italia. La cronaca, ora.



“IL MONDO CON TUTTI NOI” - Si parte con il ricordo di Mondonico sul maxischermo (e nei cori ripetuti della curva nerazzurra): un volto per due amori, senza che la tagliola del tempo possa incidere sui sentimenti. Giornata splendida, caldo superiore alla media stagionale (con tanto di time-out deciso nella ripresa dall’arbitro Aureliano) e stadio pieno. In palio l’Europa, tanto più a fronte delle sconfitte delle concorrenti dirette. In tribuna, il ct uscente Di Biagio.

SQUILLI GRANATA, ALL’INIZIO - Il primo tempo è globalmente di marca atalantina. Gasparini sistema sul prato una squadra al solito logica e capace di viaggiare anche a memoria, pur tra assenze forzate e cambi di formazione: in testa la presenza del baby Barrow nel cuore dell’attacco. Il Toro, sistemato anch’esso col 3-4-1-2, lamenta una serie di defezioni (da Baselli a De Silvestri a Iago), ma inizialmente non paga oltremodo le novità in formazione, ovvero l’inedita posizione di esterno destro di Bonifazi, la prima da titolare di Edera e il rilancio di Acquah in mediana. I primi 10 minuti, al contrario, parlano di un Toro proteso in avanti, insidioso su un paio di colpi di testa alti (di Belotti e Burdisso). Ma è un’illusione, perché strada facendo i bergamaschi alzano il baricentro, prendono possesso del centrocampo, aumentano il ritmo, vedono crescere i vari Cristante e Freuler sulla trequarti, e hanno in Gomez e proprio in Barrow due motorini guizzanti, talora persino imprendibili.

SI GIOCA A UNA PORTA - I tiri a lato per l’appunto di Gomez (12’) e Freuler (19’) sono la prova di un preassalto, che si consuma in modo più impetuoso e articolato nel cuore della frazione. Al 31’ Barrow si vede respinta una sua conclusione da Sirigu, di piede, quindi un diagonale-cross rasoterra di Freuler origina una deviazione d’istinto di Hateboer, però allo stelle da ottima posizione. Al 37’ ancora Barrow dal limite: e ancora Sirigu obbligato a rispondere, come può. Poi, al 41’, il portiere sardo blocca bene un fendente di Cristante. Il Toro cerca il gioco più che altro di rimessa, ma il duo Rincon-Acquah fatica a costruire, mentre Ljajic passa il tempo a criticare Edera (e a perdere palloni...). Belotti è bloccato da Caldara e compagni, e sulle fasce solo Ansaldi, ma davvero solo a tratti, prova a spingere. E se Berisha non avesse provato a cucinare una frittata al 44’ (rinvio di piede ribattuto da due passi da Ljajic, ma a lato), i granata sarebbe rimasti al palo di quell’occasione di Burdisso, dopo 7 minuti di gioco. Per farla breve: decisamente meglio l’Atalanta per gioco, possesso palla e personalità, ma senza l’acuto di un’azione spacca-difesa. Però i suoi movimenti a fisarmonica funzionano di sicuro meglio di quelli granata, più compassati e prevedibili. E così si arriva all’intervallo.

SUBITO 2 GOL - Entra Castagne al posto di Hateboer, per i nerazzurri. E la partita si accende presto, con due gol: all’8’ il meritato vantaggio dell’Atalanta, di Freuler, di testa da due passi, su assist al bacio di Barrow (un cross d’oro), abilmente smarcato da Cristante. Sembra l’inizio di una discesa per padroni di casa, che invece si fanno fregare in ripartenza, 3’ dopo: mal piazzati e sorpresi dall’azione in velocità Belotti-Edera-Ljajic, con il serbo che brucia De Roon e infila Berisha, dopo aver ricevuto un bel pallone sul limite dell’area dal baby granata. E a momenti al 15’ Ljajic non raddoppia, in semirovesciata, deviata in angolo in mischia, dopo che anche Sirigu aveva corso un pericolo, al 13’ (testa di Cristante, di poco alta).

IL 2-1 E’ UNA SENTENZA - La squadra di Gasperini mostra comunque di avere più gambe, ferocia, lucidità, gioco, E al 19’ ripassa. Con una percussione centrale di Gomez che, post rimpallo, porta a liberare Castagne sulla destra, in area. Traversone basso, difesa granata per merenda e tocco in porta facile facile per Gosens, anche lui tutto solo. Di testa o di piede, in pratica il Toro subisce due gol in fotocopia.

RIECCO MOLINARO - Mazzarri cambia Bonifazi (incerto nelle marcature) con Molinaro, al rientro dopo la frattura al perone. Ansaldi si sposta così a destra. Intorno al 25’ Castagne ha sulla fronte il 3 a 1, ma Sirigu respinge la sua deviazione centrale, sprecata. Gioca solo l’Atalanta, comunque, a conferma della brillantezza fisica e mentale di tutti i protagonisti di Gasperini. Al 29’ Sirigu deve di nuovo volare su un tiro a effetto di Gomez. WM prova a interrompere la mattanza. Dentro Berenguer per Acquah al 31’: 3-5-2 con Ljajic abbassato a centrocampo ed Edera più vicino al Gallo. Ma al 33’ ancora Cristante sfiora la rete, con una conclusione a giro dal limite.

ANSALDI SQUALIFICATO - Poco dopo verrà ammonito il diffidato Ansaldi: niente Lazio. Entra anche il ripescato Niang: per Edera, al 39’. E Cornelius per Barrow, tra i migliori in campo se non il migliore, osannato dallo stadio. Negli ultimi minuti di gioco il Toro prova a chiudere l’Atalanta nella propria metà campo, ma non va oltre una punizione alta di Ljajic al 42’. Vince Gasperini, così. E con ampio merito.

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