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Nuovo Bernardeschi: «Alla Juve sono diventato uomo»

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«Studio CR7, ma senza copiare. Io mezzala? Certo. Riporteremo la Nazionale dove merita»

FIRENZE - Federico Bernardeschi è diventato adulto. Certo, la Juventus ne sta forgiando il carattere, ma la predisposizione era evidentemente già quella giusta: la capacità di mettersi in discussione, la volontà di migliorare e di crescere come uomo oltre che come atleta. Non è vero che è meglio se i calciatori stanno concentrati solo sul campo e sul pallone: un ragazzo aperto al mondo e intelletualmente curioso, invece, saprà anche essere un calciatore migliore. Non per caso Allegri ha spiegato che d'ora in avanti saprà fare più cose perché ha maggiore tenuta fisica e mentale.

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IO, IL RUOLO E LA JUVE
«La possibilità di giocare in azzurro come mezz'ala o interno di centrocampo è un privilegio per me: accetto ben volentieri e non sarà un problema imparare movimenti nuovi. Anche durante la settimana Allegri mi prova lì. Ci vorrà pazienza per affinare gli automatismi ma, con coraggio e applicazione, ci si arriva. Se mi sento un giocatore da Juve e da Europa? E' un obiettivo e lavoro ogni giorno per questo. Sono migliorato molto, sono diventato ormai un uomo e la Juve mi ha fatto benissimo. Sono sempre più convinto che la differenza in questo sport la determini “la testa”: quando hai raggiunto consapevolezza in te e nei tuoi punti di forza li devi allenare costantemente. Giocare nella Juventus è un grande privilegio, ma ogni giorno devi dare il meglio di te stesso. Io credo sempre fermamente che un minuto è importante come novanta: bisogna dimostrare il valore in ogni momento in cui si viene chiamato in causa. E' un principio che non si discute: per un bene comune, di squadra, per coerenza e per umiltà propria. Però ci deve essere da parte di tutti... Bisogna essere pronti a sfruttare ogni minima occasione. Prepararsi a vincere è più importante che vincere. E in Europa fa la differenza».

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IO, IL MONDIALE E I GIOVANI
«La delusione per la mancata qualificazione è stata enorme e ognuno l'ha elaborata a suo modo. Guardare avanti è il modo migliore per reagire e riportare la Nazionale dove questo paese merita di stare. Mancini ha ragione quando dice che si deve credere di più nei giovani italiani. E' una questione di abitudine, ma non credo che il motivo sia perché mancano i talenti bensì perché un tempo c'era una visione diversa. Dobbiamo ricominciare a interpretare il calcio come anni fa, quando c'era più coraggio, altrimenti non sarebbero usciti i Totti, i Del Piero, i Nesta, i Maldini. Pochi italiani all'estero? Non è che non ci cercano, è che i giocatori hanno poche possibilità di farsi vedere... Certo, è molto più bello e facile stare in Italia, ma non vedo il problema di affrontare esperienze all'estero se può far crescere e migliorare come uomo e come calciatore».

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IO E RONALDO
«Vederlo lavorare tutti i giorni è un piacere e una fortuna: bisogna rubargli i segreti ma sempre mantenendo la tua personalità, inserendoli sul tuo carattere senza snaturarti. E’ un valore aggiunto. Fuori dal campo è tranquillo, semplice: è un ragazzo eccezionale e un professionista esemplare».

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