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Juventus, a Vinovo è già carica Perin: «Respiri aria di vittoria»

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© Canoniero
Il portiere con l’Italia nella casa bianconera, martedì si chiude con il Genoa

VINOVO - Non è ancora un giocatore della Juventus e ben si guarda dall’ammetterlo, però Mattia Perin parla come se il suo passaggio in bianconero fosse un automatismo solo da formalizzare. E lancia, indirettamente, il guantone di sfida a Wojciech Szczesny. Il giorno giusto per chiudere può essere già martedì, quando le parti coinvolte si incontreranno alla riunione di Lega: vertice programmato per trovare un’intesa che si raggiungerà a quota 15 milioni da versare al Genoa. Senza contropartite. Dal ritiro torinese della Nazionale, Perin non pensa ai numeri, quanto piuttosto a fare bella figura domani sera davanti a quello che tra poco, se tutto andrà come deve andare, diventerà il suo stadio. «Non so se giocherò contro l’Olanda allo Stadium e voglio tenere le voci di mercato lontano, penso solo alla Nazionale, adesso». Ma Perin vuole svoltare una volta per tutte e ammette che nella Torino bianconera «si respira l’aria di vittorie, di una squadra che ha successo. E’ un’aria che fa bene a qualsiasi giocatore».

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Le parate più belle di Perin con il Genoa

 
 

MANCA POCO - Il portiere azzurro conferma che con la Juventus non è ancora chiusa la partita, ma lascia intendere che ci siamo quasi: «E’ un momento importante per la mia carriera, dopo tanti anni a Genova. Abbiamo raggiunto l’obiettivo salvezza, adesso c’è la probabilità che io possa andare via. Ancora non è sicuro niente, ma mi sento pronto per il salto. E mi sento più maturo». Due volte si è rotto il crociato, due volte si è rimesso in gioco ed è tornato più forte: «Negli ultimi due anni sono cambiato. Non spetta a me dire se in meglio o in peggio. Ma sento di avere più coraggio, senza quello non avrei potuto superare gli infortuni gravi che ho avuto. Prima ero visto come guascone, ora ho raggiunto un equilibrio che mi fa sentire più forte, in campo e fuori». La concorrenza agguerrita non lo preoccupa, anche perché Roberto Mancini è stato chiaro: chi gioca ha più possibilità di essere convocato, specialmente un portiere. «E io sono d’accordo con il ct, è fondamentale giocare e io sono uno che vive per competere e che si nutre di questo».

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