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Allegri, il prototipo dell'allenatore moderno

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© Getty Images
L'incontestabile verdetto dei tecnici certifica la qualità del tecnico della Juve

TORINO - «Sì, va bene, Allegri ha vinto la Panchina d’oro, ma Sarri si siede molto meglio» è indubbiamente la migliore battuta circolata ieri pomeriggio sui social, dove quotidianamente va in onda la lotta tra chi apprezza Allegri e chi no. Stavolta, però, c’è poco da discutere perché il giudizio degli allenatori italiani è difficilmente contestabile e se sono proprio loro a riconoscere la bravura dell’attuale guida tecnica della Juventus è dura non riconoscergli delle qualità.

ALLEGRI PANCHINA D'ORO

Duttile, abile nell’adattarsi ad ogni situazione e a sfruttare le potenzialità della rosa senza rigidità tattiche, straordinario nella gestione psicologica dei singoli e del gruppo: i suoi colleghi gli riconoscono (e, chissà, un po’ gli invidiano) queste caratteristiche che ne hanno fatto l’allenatore più vincente in Italia negli ultimi quattro anni. E gli allenatori hanno colto nel segno individuando i punti forti di Allegri che, proprio per questi, è il prototipo dell’allenatore moderno per una grande squadra.

La direzione verso la quale si sta dirigendo il calcio, infatti, non concede tempo per costruire progetti tattici particolarmente complessi e le grandi squadre allestiscono le rose inseguendo i grandi colpi a disposizione sul mercato seguendo non solo logiche tecniche (anche di marketing, per esempio). I monoteisti tattici che hanno una sola idea di calcio e gli integralisti del loro modulo faticano e rischiano di faticare sempre di più. Allegri valuta quello che ha nello spogliatoio e cuce un abito su misura con una filosofia semplice ed efficace: mettere in campo tutti i più forti, possibilmente in contemporanea. Di solito ci riesce, modificando il sistema di gioco anche in base agli infortuni o al tipo di partita da giocare. In questo modo ha vinto per tre anni di seguito, ma soprattutto dopo tre campagne acquisti che hanno cambiato la sua dotazione tecnica in modo anche sostanziale. Il segreto è anche la sua capacità di gestione dei campioni: per lo più coccolati per farli rendere al meglio, ma anche fatti accomodare in panchina o su uno sgabello in tribuna. Flessibile, ma non molle.

Non è questione di bel gioco o brutto gioco (questione vessata e ormai un po’ sterile), è questione di praticità e intelligenza: le squadre di Allegri offrono momenti di grande calcio e altri di calcio estremamente pragmatico. Non ha la pretesa di essere il migliore del mondo, né di aver inventato qualcosa di nuovo e non è nemmeno l’unico a saper fare tutto ciò, ma in questo momento è semplicemente il più bravo a farlo.

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