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Ventura: «Svezia? Coscienza a posto, ma non vado più all’Ikea»

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L’ex ct torna sulla clamorosa debacle azzurra: «Non ho mai più sentito Tavecchio e mi fermo qui. Contattato da un club di A, ma per ora nulla»

ROMA - "Dopo tantissimi anni ho trascorso un'estate lunga, un'esperienza nuova che mi ha dato la possibilità di riflettere e di ritrovare adrenalina". Lo ha detto l'ex ct della Nazionale, Gian Piero Ventura, ospite a 'Radio Anch'io Sport', su Rai Radio1. "È difficile smaltire la delusione, quanto successo è qualcosa di epocale - spiega Ventura, tornando brevemente sul suo addio alla panchina azzurra - È un discorso però che ho chiuso, ho voglia di riaprirne uno nuovo. Se cambio marciapiede quando incontro uno svedese? Non cambio marciapiede mai, sono una persona con la coscienza a posto e professionale, però non vado più all'Ikea... Tavecchio? Non l'ho mai più sentito, e mi fermo qui". Venerdì l'Italia di Mancini debutta in Nations League contro la Polonia: "La seguirò con passione, da grande tifoso, l'azzurro per me è un valore che pesa. Spero che Mancini abbia la possibilità di lavorare su un materiale che c'è. I nostri giovani giocano poco e fanno poche coppe internazionali, però continuo a sostenere che c'è un'infornata incredibile di potenziali grandi talenti, e quando inizieranno a esprimersi sarà un bene per il futuro dell'Italia".

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Il 'Mancio' ha chiamato anche due ragazzi di sicuro avvenire come Zaniolo e Pellegri: "Lo ha fatto soprattutto per vederli di persona, non ci sono strategie o il pensiero di sfruttare nell'immediato questi giocatori, né tantomeno disperazione. È quanto fatto anche da noi, avendo pochissime finestre ufficiali, per vedere da vicino Chiesa. Lui eliminando gli stage allarga la rosa per valutare. C'è la voglia di verificare da vicino le potenziali di questi giovani". Giovani che, ricorda Ventura, "devono fare esperienza, ma non è detto che debbano farla per forza all'estero: Immobile venne a Torino, diventò capocannoniere, andò all'estero e non giocò. Per realizzarsi dovette tornare in Italia. L'importante è che siano messi in condizione di giocare, in Italia il risultato è prioritario, sono pochi che mettono in campo i giovani, preferendo chi fa subito la differenza. Caldara, Zappacosta, Zaza: sono tanti che non stanno giocando e che se giocassero potrebbero diventare lo zoccolo duro dell'Italia. Gasperini ne ha fatti giocare un'infinità, a livello di società che ambiscono allo scudetto non c'è tempo per far maturare i giovani. E così per una squadra che deve salvarsi. È - conclude Ventura - il sistema che ti costringe a fare queste scelte". (in collaborazione con Italpress)

CONTATTATO DA UN CLUB DI A - "La voglia di voltare pagina ha prevalso, è stata una lunga estate per me, ma ho ritrovato l'adrenalina. Sento la necessità interiore, un desiderio feroce di dimostrare ancora. Ho ricevuto un'offerta concreta dalla Serie A, abbiamo discusso, poi però ci siamo fermati. Ho voglia di fare calcio e di dare risposte, se ci fosse la possibilità partirei anche dalla B".