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Juventus, finale numero 18: con Pjanic e scampoli di Dybala. Atalanta ko

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© LAPRESSE
Quarta finale di Coppa Italia consecutiva centrata da una squadra mostruosa che forse un giorno avrà i riconoscimenti che merita per quello che ha fatto e sta facendo. Chissà, forse fra 20 anni, tra una retrospettiva sull'Olanda di Cruyff e l'altra

TORINO - Brutta, ma tosta: la Juventus raggiunge la finale soffrendo. Non solo il freddo micidiale, ma anche un’Atalanta determinata, una mancanza di precisione nei passaggi e di spunti tecnici. E’ un momento difficile, ma considerando che si può schierare una formazione assai competitiva con gli indisponibili o i panchinari di Allegri, si può anche dare una spiegazione logica alla situazione. Inoltre non vanno sottovalutate le buone notizie, come il brillare nei minuti finali di Dybala, la solidità granitica della fase difensiva, la conferma che Alex Sandro sta tornando sui suoi livelli e il finale arrembante a dimostrazione di una condizione atletica in crescita. Ma resta soprattutto la quarta finale di Coppa Italia consecutiva (Pjanic su rigore nella ripresa) centrata da una squadra mostruosa che forse un giorno avrà i riconoscimenti che merita per quello che ha fatto e sta facendo. Chissà, forse fra 20 anni, tra una retrospettiva sull’Olanda di Cruyff e l’altra.

PRIMO TEMPO PESSIMO - L’attenuante del gelo può essere concessa, perché il clima non è stato certo alleato del gioco, tuttavia la peggiore Juventus della stagione va in scena nel primo tempo, nel quale gioca con dieci uomini dietro la linea della palla, subisce l’iniziativa dell’Atalanta, produce due fiammate piuttosto estemporanee (una con Mandzukic, l’altra con Alex Sandro) e si salva solo per la concentrazione della linea difensiva, quasi sempre impeccabile nel gestire la manovra offensiva bergamasca, volitiva ma non incisiva. La squadra di Gasperini è ben organizzata, spinge, ci crede, ma manca dell’ultimo passaggio o dell’idea giusta, pur essendo quella che ci prova di più. Dall’altra parte si salva la catena di sinistra, dove Matuidi, Asamoah e Alex Sandro sono quanto meno più attivi e agonisticamente pronti.


IL GOL - Nella ripresa si assiste a un generale risveglio, ma la Juventus non migliora abbastanza per non rischiare in modo talvolta clamoroso. Certo, in attacco si fa più cattiva e nei primi minuti del secondo tempo ha almeno tre occasioni, ma per contro dopo una palla giocata malissimo da Mandzukic (pessima prestazione) nell’area atlantica, parte un contropiede solitario di Papu Gomez, con tanto di uscita di dieci metri fuori dall’area di Buffon che, come all’andata, si trova faccia a faccia con il suo amico argentino. Anche in questo caso vince il duello, pur senza toccare il pallone, che scagliato (in modo forse un po’ frettoloso dal Papu) verso la porta da trenta metri, finisce sul palo ed esce. Di lì a un minuti, Douglas Costa pareggia il conto con una traversa colpita da un suo notevole tiro a giro. La partita si rianima, la Juventus ci crede un po’ di più, Khedira al posto di un Marchisio non del tutto convincente dà più rapidità alla manovra e così nasce l’azione del rigore, che vede Matuidi atterrato in area da Mancini,  mentre cerca di raggiungere un cross di Lichtsteiner. Sul dischetto va Pjanic e segna al 75’. Finisce così, con Dybala che regala qualche numero nel finale e i calcoli del calendario pensando alla finale del 9 maggio a Roma.